domenica 24 ottobre 2010

Donne onlus - 2

(Ovvero quando il volontariato fa anche bene)


In realtà avevo preparato tutt'altro tipo di post, ora relegato tra le bozze. Viste però le novità degli ultimi due giorni, non sono riuscita a trattenermi e sono ancora in vena di donne onlus.
Proprio ieri sera io e altre tre amiche volontarie abbiamo organizzato una delle nostre frequenti riunioni serali attorno al tavolo di un pub, tra patatine fritte grondanti olio e colesterolo e verdure grigliate (siamo tutte vegetariane). Immancabile la compagnia di qualche buon bicchiere di birra, bevuto sempre con discrezione per via dei controlli di polizia ormai disseminati ovunque (e anche per il nostro buonsenso comunque). Sono persone a cui voglio bene e con cui i contatti, nonostante gli strenui tentativi della famigerata signora K. (vedasi il precedente Donne onlus), non sono mai scemati. Sono amicizie che si basano sul volontariato per gli animali e quindi sull'amore e gli sforzi che si fanno per loro, rinforzate dalla soddisfazione, colma e impagabile, di aver salvato insieme la vita di alcune meravigliose creature risparmiandole da fini orrende . E' sempre molto appagante respirare quel sentimento di continua collaborazione e alleanza che si crea quando ci incontriamo, un forte legame d'unione e di rispetto reciproco che va ben oltre la conoscenza vera e propria tra di noi. Di due di loro, che sono anche quelle che stimo di più, non conosco bene neppure la loro situazione sentimentale ma non ho mai fatto troppe domande su questioni di cui capisco non abbiano molto interesse a parlare. Anche del lavoro si parla poco, a tratti quando proprio è impossibile evitarlo, e ho sempre ammirato la totale assenza di giudizio, così come la mia verso di loro. Abbiamo tutte e quattro esperienze diverse e culture diverse, vite diverse, modi di ragionare non sempre simili, eppure non ci è mai fregato un fico secco di tutto ciò, il sostegno rimane identico. Mi ricorda quell'intesa che c'era tra i due cacciatori (sì il paragone non è il massimo, lo so ed è anche contro i miei principi, ma ogni tanto anche il nemico può essere interessante e poi erano personaggi inventati) nel film francese L'orso di J.J. Annaud, due perfetti estranei che conoscevano poco o nulla l'uno dell'altro ma che nutrivano un profondo rispetto reciproco anche di fronte all'apparente insensatezza di certi comportamenti. Ecco, mi ha così affascinato questa sfumatura dei due personaggi che fin da bambina non sono riuscita ad odiare (forse se rivedessi il film ora potrei cambiare opinione) e credo fosse l'intento del regista regalare un pizzico d'umanità anche a due uomini che basavano sulla violenza le loro esistenze.
Radunate quindi intorno al tavolo, i momenti di ilarità si sprecano leggendo l'ultima lettera di fuoco della signora K., anche questa volta nel pieno di un uragano di frustrazioni e deliri. Sappiamo tutte che la lettera è indirizzata ad almeno tre di noi, ridiamo e talvolta non comprendiamo pienamente le accuse e le minacce, allibite costatiamo la realizzazione ufficiale dell'impresa medievale descritta nel precedente post.
Ad un certo punto ricordo che ad agosto si era parlato della comparsa di uomo tra i volontari della signora K., di cui chiedo aggiornamenti. Son proprio curiosa di sapere come si muove tra le sue grinfie anche se nessuno lo conosce bene. Le altre rimangono interdette, se lo ricordano appena, una però sa che la pazza ha deciso di designarlo fotografo ufficiale dell'associazione. In un lampo passo in rassegna le numerose volte in cui la presenza di un uomo sarebbe stata auspicabile, e non penso solo a lavori di forza e fatica o a smorzare l'eccesso di Yin nelle file dell'associazione che probabilmente stordisce la signora K.. Quest'unico uomo, unico almeno per l'associazione e nel lavoro con i cani, è stato insignito dell'alto compito di fotografare gli animali da far adottare. Nulla di male, detto così. Chiedo perché e la risposta che ottengo mi rode dentro come un tarlo affetto dalla sindrome di Hulk: "Ha detto che aveva solo due tre ore di tempo alla settimana..." In due tre ore di tempo si può fare davvero molto, lo sanno tutti, si può occuparsi in mille modi di tanti animali, se poi tutti riuscissero a disporre di questo tempo, insieme saremmo a cavallo.
La decisione illuminante della signora K. fa riflettere, è come se in un'azienda con delle difficoltà nell'organico si prendesse un lavoratore, in tutto uguale agli altri, e lo si relegasse a far qualche fotocopia. Le fotocopie sono importanti, non voglio metterlo in dubbio, ma diciamo che chiunque riesce a farle anche svolgendo altri compiti. Allora chiedo, con un filo di voce, se qualcuna ha preso contatti con lui ma nessuna lo conosce e la mitica signora K. si è guardata bene dal presentarlo alle altre. Geniale, penso, è come prendere il lavoratore di prima e chiuderlo a chiave nello scantinato mentre svolge la sua importantissima mansione di fotocopiatore e magari anche in orario notturno o in giornate festive, così nessuno sarà in grado di usufruire del suo lavoro al momento opportuno.
Poi comincio ad immaginarmelo con la fotocamera in mano in giro per i box, nelle sue due tre ore di tempo, sicuramente ideali per fare un fantastico book fotografico a Claudia Schiffer ma senza dubbio eccessive quando si parla di cani che non hanno alcun interesse a comparire splendenti sulle copertine di Vogue. Mi domando da cosa sia scaturita tale decisione, anche se con sicurezza non lo saprò mai. La signora K. avrà temuto di vedere il suo ruolo di boss incostrato offuscato da una presenza maschile? Avrà preferito lasciare il volontariato in mano al solito pugno di donne che riesce a controllare? Avrà creduto opportuno risparmiare all'unico uomo le sue squallide beghe da comari in calore? O avrà fatto il ragionamento che fanno tante donne quando si entra nel loro campo d'azione, cioè che gli uomini non sono altrettanto capaci (mi viene in mente una mia amica che ha una bimba ancora piccola e che non si fida a lasciarla neppure poche ore in balia del padre, ma anche io stessa che sto in ansia se devo assentarmi da casa per molto tempo e lascio il nostro cane alle cure di mio marito che puntualmente si dimentica di dargli il pranzo)?
Comunque nessuno sa che fine abbia fatto quest'uomo. Forse si sarà stufato dopo aver finito chilometri di rullini fotografici che non sapeva a chi consegnare e si sarà rivolto al National Geographic...con l'esperienza accumulata che avrà ora non si sa mai.

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