Alla fine ho ceduto e un paio di giorni fa mi sono recata allo Sportello del Lavoro.
Finalmente Robert, mio marito, era riuscito ad ingolosirmi con un'offerta di lavoro apparsa sul giornale locale, dove dicevano che al suddetto ufficio si poteva candidarsi per un posto di grafico per una misteriosa azienda rimasta anonima. Ero sempre stata recalcitrante, adducendo come scusa le percentuali di successo pari a zero di questo strumento pubblico. In realtà sapevo benissimo che non sarebbe stata un'esperienza né proficua né piacevole.
Così mi sveglio all'alba, mi vesto velocemente, ancora un po' diffidente all'idea che un'azienda privata scelga un canale simile per assumere un grafico, ma comunque ormai persuasa e traboccante buona volontà ed entusiasmo anche perché, penso, al limite mi candido per qualcos'altro, magari per un posto d'usciere o che so io, di bidello. Intanto mi aspetto di trovarmi circondata da uno stuolo di operai balcanici nerboruti (mica male poi per i miei occhi tristi...) o da qualche striminzito e occhialuto ex impiegato in cassaintegrazione. Salgo senza fretta il budello sterminato di scale che mi separano dalle porte degli uffici, un'interminabile scalinata frustata dal vento che lascia tutto il tempo necessario per ripensare alla propria vita e per tirare le somme, mentre all'ultimo scalino, più o meno il duemillesimo, si è già sprofondati nell'abisso della depressione. Nell'ampia e squallida sala d'attesa, grande stupore: siamo un vero e proprio branco di donne (ragazze, ragazzine e signore), tutte pronte a sguainare le spade per l'ambito posto di grafico.
Un tipo orrendo e brufoloso con un'età indescrivibile (che poi scopro essere molto più giovane di me), mi accoglie freddamente alla sua scrivania dove troneggia un enorme schermo al plasma. Secondo grande stupore: lo schermo al plasma dice che sono occupata stabilmente per un'ente parastatale dal 2005!!! Guardo l'amico tempestato di brufoli e scuoto la testa, ma lui insiste e mi mostra lo schermo. Adesso capisco nel profondo ciò che già sospettavo sui famosi dati Istat sull'occupazione italiana dell'ultimo anno: solo cazzate. Non solo io ero occupata fino a venerdì alle 9,30, ma in questi 5 anni, grazie al dono innato dell'ubiquità, ero anche riuscita a svolgere diverse collaborazioni per altre aziende nonché una a tempo determinato full time!! Fantastico, dovrei esser ricca e contenta! Mi sorprende anche che non mi siano piovuti addosso come avvoltoi per riscuotere un ingente bottino di tasse.
Vabbè, regolarizzo la mia posizione col brufoloso che ormai credo mi odii per tutti gli intoppi e le difficoltà che gli creo, visto che pretende che io mi ricordi date e particolari praticamente di tutto, dalla maturità in poi, come fossi una specie di Dustin Hoffman in Rainman. Finalmente concludiamo, lui soddisfatto si accomoda meglio sprofondando nella sua poltroncina logora a rotelle, percepisco un suo leggero scodinzolio mentre esclama: "Ora le aspirazioni!" Comincio a sospettare di trovarmi ai provini di XFactor, ma lui mi tranquilizza, è così che chiamano i lavori per i quali ci si vuole candidare. "Tutti!" rispondo, già credendo di segnare il mio rientro nel mondo del lavoro da lunedì stesso. Si fa di nuovo scuro in viso, si rinsacca nelle spalle e seccato stronca le mie ambiziose aspirazioni: "Nooo! Solo grafico e webdesigner con la sua esperienza." Lotto per qualche minuto, cerco di trovare comprensione, gli dico che ho fatto anche la cameriera anni prima, la receptionist, l'insegnante di ripetizioni, la bigliettaia, la guida nei musei ma niente, lui non molla. Non sono esperienze significative, conclude placidamente senza degnarmi di uno sguardo. Ma com'è possibile che io sia costretta a non cambiar lavoro e a rimanere disoccupata?? Devo viverla come una maledizione perché ho scelto un lavoro così poco richiesto e con tanta concorrenza e che in più soffre tragicamente della crisi economica?? E' ovvio che tutto ciò si colloca in un'atavica mentalità italiana. E se io fossi stata una madre di famiglia, con 5 figli da mantenere e un marito cassaintegrato, saremmo dovuti morire tutti di fame secondo il fottuto Sportello del Lavoro?? Anche rimanendo me stessa, per quale ragione non posso provare a cambiare strada?? E poi, anche avessi voluto candidarmi per un posto di becchino, per quale ragione non mi viene permesso di farlo??
Ma non è ancora finita. L'amico scopre che ho avuto una collaborazione estiva (modestissima, ma lo ometto per stupido orgoglio) e dà segni di crisi isterica. Allora sto dichiarando il falso, e dovrei andarmene. Ma come?, lo supplico, solo perché è una collaborazione occasionale che non specifica una data di fine rapporto? Ma io ho lavorato lì per sì e no 40 ore totali e mesi fa, mi hanno detto che non c'è lavoro al momento e così non ho diritto ad essere inserita nella banca dati dei disoccupati?? Cresce a dismisura il mio sospetto sugli attendibili dati Istat. Alla fine la vinco io e ai suoi occhi dichiaro il falso, ma ce l'ho fatta, sono iscritta ufficialmente all'ufficio di collocamento, urrà!!
PS: Dimentico il posto di grafico, cercavano giovanissimi per un apprendistato.Nutro molto speranze per il futuro allo Sportello del Lavoro...
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