lunedì 4 ottobre 2010

Sotto la pioggia

Quando nel 2008 sono rimasta senza lavoro, non ero preoccupata. So che può sembrare strano, per taluni incredibile, eppure i primi istanti furono di un insolito sollievo mentre, insieme alla pioggia fina e battente, evaporavano dalla mia pelle tutte le pressioni e le tensioni accumulate nei mesi precedenti, mescolandosi alla gocce e svanendo per sempre.
Fu una notizia sparatami addosso da un minuto all'altro, in una mattinata qualunque, il giorno prima della conclusione del mio contratto di lavoro. La accolsi con ironia, pensando che eravamo alle porte del 1 maggio, festa dei lavoratori. A tanto era giunta la mia ex datrice di lavoro, fervente e attivista del PD.
Così mi ritrovai sulla strada bagnata sotto la pioggia, frastornata e senza parole, in una mano leggermente tremolante l'ombrello e nell'altra il cellulare per chiamare mio marito e metterlo al corrente della novità che avrebbe di lì a poco cambiato la nostra vita.
Mi allontanai a grandi passi verso il canale d'acqua salata che scorreva dietro l'angolo per tuffarsi in mare. La gente frettolosa mi passava accanto, il traffico ululava lì vicino e i bar risucchiavano e vomitavano gruppetti di persone che si lasciavano alle spalle la scia dell'aroma del caffè. Tutto avveniva prontamente come ogni giorno. Gettando un'occhiata al mare lì vicino, leggermente increspato eppure impassibile nei suoi flutti, appena appena infastidito dal picchiettare della pioggia, pensai che sapevo cosa fare e m'incamminai in una bella passeggiata liberatoria per le vie del centro, per la prima volta senza alcuna fretta e con un incomprensibile espressione di serenità. Lontano nella mia mente echeggiavano le parole agitate di mio marito, forse l'unico che in quel momento aveva analizzato le cose con un briciolo di lucidità. Non avevo neppure l'urgenza, quotidiana fino a quel momento, di correre a casa dal mio cane per portarlo fuori a passeggiare, perché pensai che di tempo ne avremmo avuto, d'ora in poi, per stare insieme. Così feci visita alla mia amica storica, a cui raccontai l'accaduto per ricevere un minimo di conforto e poi pranzai dai miei, questa volta col mio adorato cagnolino, per sentire i loro consigli sul da farsi (pressoché inutili, visto che si basavano su esperienze e vissuti di 50 anni prima).
L'idea che mi ero fatta era di cogliere l'occasione di reinventare la mia vita. Finalmente era giunto il momento di correre dietro a me stessa invece di schiantarmi i nervi ogni giorno per quattro soldi a fine mese e un contratto di merda, che non mi dava alcuna garanzia e tanto meno mi tutelava a fronte di 8 ore abbondanti di lavoro.

Ero per la prima volta ufficialmente disoccupata allo scoccare dell'éra berlusconiana.

Nessun commento:

Posta un commento