martedì 19 ottobre 2010
Too much love will kill you
Certe volte credo di sapere cosa è andato storto nella mia vita. Troppo tempo a pensare al sesso. La natura mi ha dotato di due grandi seni in proporzione equa agli ormoni, cosa che non sarebbe male se solo non avessero governato la mia vita fin dalla tenera età.
Da dolcissima e innocente bimbetta di tre anni ero innamorata follemente di mio cugino, che era più vecchio di me di 23 anni, oltre al fatto (trascurabile) che ero sicura avrei sposato John Wayne, anche se probabilmente lui all'epoca era già morto. Crescendo gli ormoni si sono pericolosamenti evoluti e sviluppati, proprio come le tette, e la situazione diventava preoccupante per i miei genitori, che vedevano la loro piccola di 9 anni, che aveva già avuto il menarca, gironzolare con ragazzini più grandi e più scaltri. Vivevo in perenne pena d'amore, sempre a soffrire per quello o per quell'altro ragazzino, trascurando talvolta anche gli studi finché, a 13 anni, contemporaneamente al primo bacio col primo fidanzatino ufficiale, impazzii d'amore tragico e appassionato per l'insegnante di matematica. La matematica la detestavo e mio padre, col suo solito talento per la castrazione della figlia, mi aveva sempre ripetuto che non faceva per me visto che lui non ci aveva mai capito un tubo. Ma quella volta sorpresi tutti e grazie all'amore sfrenato e altamente pornografico (solo platonicamente, ahimé) per l'insegnante portai a casa degli ottimi risultati. Grazie all'amore la comprensione della matematica era diventata una banalità, un giochetto per bambini. Per il resto fu un disastro. Mal sopportavo l'idea che lui non sarebbe mai potuto esser mio, e la cosa si trascinò per quasi due anni, pur non avendolo più come docente. Per alimentare il fuoco che avevo dentro mi specializzai in appostamenti falsamenti casuali per incontrarlo sotto casa, facilitata dalla vicinanza delle nostre abitazioni. Era diventata una faccenda pietosa e mi accorsi di quanto dovevo esser ridicola ai suoi occhi quando amici comuni mi confessarono che rideva di me. Ebbi un crollo e una frustrazione che si trascinarono dietro tutto il mio mondo e al ginnasio collezionavo voti degni di una schedina del Totocalcio. Ricordo che i miei seppellirono non so in quale antro segreto della casa una copia del meraviglioso Lolita di Nabokov perché, mi dissero mentre lo facevano, non avevo ancora l'età giusta per leggerlo. Ce l'avevo eccome, motivo per cui decisero di censurarmelo e quando lo lessi da maggiorenne me ne resi conto.
Dai 14 ai 16 anni avrei scopato chiunque fosse maschio e più adulto (senza alcun risultato), e per calmarmi certe volte pensavo mi avrebbe aiutato solo un esorcista (un altro maschio a cui saltare addosso, tra l'altro). Finalmente a 16 cominciai la frequentazione col mio ragazzo storico, dall'inizio un amore tenero e sdolcinato. Inutile aggiungere altro...si provava di tutto e dapertutto, col risultato che a 17 anni fui costretta all'esame del sangue per sospetta gravidanza. Mia madre, unica della famiglia ad esserne al corrente, in mia presenza piangeva sempre. Comunque ringraziando il cielo non ero incinta, quindi mia madre mi ammonì severamente per il futuro e io ricominciai l'attività con rinnovata gioia (a dire il vero non ricordo di averla mai interrotta).
Intanto grazie a tutto questo subbuglio psico-genitale avevo scelto una scuola superiore assolutamente inadatta per me, che avevo frequentato con variabili risultati ma quasi sempre sfioranti la bocciatura e mi apprestavo all'università, che frequentavo molto per via dei bagni alle 7 di sera, luogo ideale dove rinchiudermi col mio fidanzato storico. Sì è vero, facevo anche gli esami e li facevo bene ma avevo una serie di altri problemi familiari che non mi permettevano di rimanerne soddisfatta, per non parlare del mio ragazzo, un grandissimo secchione.
Finché a 26 anni scoppia la rivoluzione, il giocattolo si rompe, l'università non so più cosa significhi...
(TO BE CONTINUED)
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