venerdì 20 maggio 2011

Un taglio alla wish list

Sono stanca. Spesso nervosa e distratta. Ho diversi impegni o almeno così mi pare visto che non sono una grande organizzatrice del mio tempo, quindi combatto ogni giorno in trincea per uscire illesa dalle mie giornate. In tutto questo ho deciso di avere un altro cane. Ora, io adoro i cani, oltre a tutti gli altri animali. Amo spudoratamente il mio. Ma forse, mi sto dicendo in questi giorni, ho fatto una sonora cazzata.
Da piccola il mio sogno era di vivere in una casa nel bosco con tantissimi animali, anzi più che un sogno era un'aspirazione che confidavo sarebbe diventata dolcissima realtà nell'età adulta. Mia madre mi ha sempre limitato nei miei tentativi di tramutare casa nostra in un ricovero per specie in difficoltà, quindi da bambina non potevo che nutrire la fantasia di programmi per il futuro. Adesso che sono più che adulta, quasi in decadenza (esagero, ovviamente), questa bellissima casa nel bosco che pullula di creature meravigliose è rimasta un sogno. Anche perché l'idea di vendere la casa è rimasta anch'essa nella wish list. Insomma, mi sono rotta dei "vorrei" "mi piacerebbe" "che bello sarebbe" ecc... e sono passata all'azione. Conosco diverse realtà nel mondo del volontariato, dove poter adottare nuovi compagni pelosi. Ovviamente scartate tutte a priori, mi sono rivolta ad una sconosciuta che sottrae i cani dalla soppressione. Ho pensato, se devo fare questo passo, facciamolo per bene. Ho parlato con la volontaria che si occupa delle adozioni, una donna molto giovane che probabilmente, a giudicare dai nostri contatti, dev'essere tritata viva nel macero del lavoro quotidiano. Non so ancora cosa faccia nella vita, ma a occhio e croce si direbbe la responsabile di Wall Street. Non ha un secondo libero. Quando ne dispone, per un casuale miracolo, è una soravvissuta alle interminabili ore di lavoro e colleziona, per la stanchezza, una miriade di cazzate e sgarbatezze. Eppure sbircio in lei tratti poetici e malinconici, corredati da guizzi paranoici. Detto così, sembro conoscerla da tempo. In effetti son settimane che andiamo avanti a sentirci, al telefono o per mail, ma senza procedere di un passo visto che lei non riesce mai ad incontrarmi. Qualcuno potrebbe dirmi che tutto questo scambio comunicativo prolungato ed indefesso non fa che permettere la morte dei cani, dal momento che l'associazione di cui fa parte si occupa della loro salvezza. In effetti ci ho pensato anch'io, ma spero sempre che questa persona sia padrona della situazione. Così oggi finalmente è il grande giorno. Ci incontriamo. Naturalmente mi sfiancherò, mio malgrado, a mettere un minimo a posto la casa. Ma questo è ben poco. In realtà questa persona ha girato, montato, proiettato un film tutto suo nella sua testa. Mi ha già caricato di incombenze e responsabilità al mio primo accenno di collaborazione e disponibilità. Mi ha già parlato dei tre o quattro cani che gentilmente caricherò nella mia auto per sottrarli al canile, completamente ignara che io non ho l'auto dotata di rete per il trasporto animali, particolare che le ho subito confessato ma che lei non ha avuto il tempo di farne un concetto anche suo. E' già sicura che tutto andrà a meraviglia. Io fin dal principio ho chiaramente fatto capire che senza conoscere prima l'animale non mi porto a casa nessuno. Cioè, sono animata dalle migliori intenzioni ma vorrei prima verificare che il cane abbia il carattere giusto per convivere pacificamente col mio. E così sono incappata nell sua furia paranoica, che mi è costata una mail lunghissima alle 10 di sera, salvo poi scusarsi con un fiore in mano il giorno dopo incolpando la giornataccia strappaviscere sul lavoro. Allora, in tutto questo delirio, io temo di intraprendere una cazzata. Mio marito, accomodante e pacifico come al solito, comincia a essere percorso da dubbi e brividi d'ansia. Non me lo dice ma lo percepisco (che è peggio). Stenta a realizzare che domani ci recheremo in un paese straniero e ci addentreremo in un canile infernale per uscirne con il nostro nuovo cane. Ho tentato di prepararlo come si deve all'avvenimento, intavolando deboli discussioni di tipo pratico. Sospetto che lui confidi in me per la perfetta riuscita dell'operazione, cosa che mi riempie di non poca angoscia. Quindi rimbalzo da momenti preoccupati ad altri in cui fantastico sul nome da dare al nuovo compagno di vita, anzi compagna visto che sarà una femmina. Passo da giornate di perplessità ad altre in cui mi vedo abbracciare due cani in totale armonia con me stessa e col cosmo. Ma soprattutto mi chiedo: perché l'ho fatto?! Lo sapremo solo nei prossimi post.