mercoledì 17 novembre 2010

Una escort con l'hobby della grafica

In quest'ultima settimana ho trascurato un po' questo blog e anzi ho avuto la tentazione di chiuderlo perché come al solito mi stavo stufando di sbandierare ai quattro venti gli affari miei e molto di quello che mi passava per la testa. Per la cronaca avrei un altro paio di blog in giro per la rete di cui ho perso i dati d'accesso (e anche i titoli) e questo è quello che sta durando di più nella storia, anche grazie all'assenza di commenti di internauti mandrilloni che in compenso mi intasano la mail (ma ne ho creato una appositamente, eheh) con le loro considerazioni maialesche.
Tutto sommato questa è stata una settimana interessante. Mi piace definirla così, con ponderato distacco. Ho cominciato il tanto atteso corso per operatore cinofilo che si sta rivelando davvero utilissimo e denso di approfondimenti e che durerà fino a Natale, anche se un po' a singhiozzo. Ho avuto il piacere, inoltre, di incontrarmi con un potenziale cliente, un contatto passatomi da amici, che più che per una grafica mi deve aver scambiato per una escort. Difficile biasimarlo, se prendiamo in considerazione che è straniero e si sarà fatto una certa idea delle donne italiane sfogliando un qualunque giornale d'attualità. Abbastanza avvilente come primo incontro. Nel frattempo sono stata ovviamente sommersa dalle solite richieste di magici favori, tra cui nella top five spicca una bella serata da babysitter dalle 19 a orario notturno imprecisato, anzi per riferire le esatte parole "non so, fino all'una o poco dopo", (ma sì dai, tanto della mia vita che cavolo me ne faccio?) che però ho gentilmente rifiutato, mi sembrava di calpestare eccessivamente il rispetto per me stessa, considerato come al solito che si trattava di un servizio domiciliare gratuito. Sommando il tizio che pensava fossi una signorina a pagamento e quest'ultima richiesta di babysitteraggio spudorato, ho passato un paio di giorni ad accarezzare il mio umore tetro rintanatosi nel fondo di un tombino. Prima o poi dovrò comunque dedicare un post alla mia esperienza coi clienti (che, detto così, purtroppo non fa che rinforzare l'idea della escort).
Certe volte mi piace gustare i vantaggi della disoccupazione: il tempo, gioiello prezioso e indispensabile, e lo stress, che si è ridotto del 50% (l'altro 50 fa parte del mio corredo genetico).

martedì 9 novembre 2010

I giovani "NON +"

Ebbene sì, aveva ragione mio marito interpellato per l'occasione perché sempre più moderato e meno impulsivo di me (ma anche la mia vocina recondita e nascosta che mi sussurava da un angolo non troppo remoto del cervello). Il sito già citato e fonte d'ispirazione del precendente post, I giovani disposti a tutto, ha strappato la maschera della provocazione e si è invece rivelato per quello che è, una voce di denuncia e ribellione, parole che nel pronunciarle mi soddisfano il palato come un succulento babà al rhum napoletano. Meno male, tiro un sospiro di sollievo quando leggo il "NON +" scritto a caratteri cubitali sulle scandalose offerte di lavoro. Certo per ora questi giovani NON + si stanno organizzando gradualmente, si stanno attivando per ora solo con le figurine da appiccicare dove la truffa ad un'intera generazione grida vendetta da chilometri di distanza, ma giustamente facciamo un passo alla volta (e non tutto subito come vorrebbe il mio temperamento). Fa piacere, tra l'altro, constatare nel forum del sito che non sono l'unica a puntare il dito contro gli stessi giovani perché proprio nell'accettare qualsiasi cosa rovesciano badilate di...ehm...fango su tutti gli altri. E mi ritorna spesso in mente quel cliente che mi aveva contattato un annetto fa per realizzare un sito web per la sua attività. Avevamo un amico comune che ovviamente aveva fatto da tramite. Ci incontriamo in un'orrenda serata piovosa di primavera, dopo aver appena appreso dal mio ex datore di lavoro temporaneo che non mi avrebbe rinnovato il contratto e che anzi tutti nell'ufficio avrebbero sfoderato il più gagliardo zelo per allontanarmi (visto che ero giovane, sposata, non disposta a tutto e soprattutto stanca di fare da maggiordomo in uno studio legale con cui avevo poco da spartire). Insomma inutile dire che quella sera non ero proprio la classica personcina solare e dal sorriso smagliante che campeggia di solito nelle pubblicità delle agenzie interinali. Mi sforzo di uscire dal guscio buio di umore tetro come il cielo e striscio all'appuntamento con questo bravo cliente, tra l'altro poco più vecchio di me e titolare di una ditta piuttosto avviata. Con i clienti, si sa, bisogna sempre essere disponibili e sorridenti, purtroppo quasi disposti a tutto. Evidentemente ero incappata proprio in quello che voleva mettere alla prova fino allo stremo questo motto ed infatti esordisce subito sorseggiando un gingerino macchiato di vino: "Guarda, lo so che fare un sito è una cavolata e me lo farei da solo, ma purtroppo non ho tempo..." Che bello, penso, uno che apprezza e rispetta il lavoro altrui...Già provata dalla giornataccia, con la stanchezza appollaiata sulla spalla come un'invadente scimmietta, lascio correre e fingo di nulla, forse boffonchio qualche parola di dissenso tra i denti così, tanto per salvarmi la faccia. Ovviamente le chicche si snocciolano una dopo l'altra dalla bocca piena di tartine del mio bravo cliente, così come gli elogi verso il proprio curriculum si sprecano e gli osanna ai suoi lavori di geometra pure. Non vuole spendere, lo slogan che va per la maggiore al giorno d'oggi, però vuole tutto e stupendamente. Vuole animazioni in flash, archivi, illustrazioni, area riservata, gallery d'immagini, ci mancava che volesse anche un viaggio premio regalato dalla sottoscritta o una cena a lume di candela con Carla Bruni mentre io avevo imbavagliato e legato ad una sedia Sarkozy nel sottoscala. Il tutto per la modica cifra di 100 euro. Be' giusto no? Siamo in tempo di crisi, e chi non vuole risparmiare? Poi lo sappiamo tutti che fare un sito così e che funzioni, non può che essere una cavolata. Il giorno dopo, per correttezza, stilo un preventivo che chiaramente esce dal budget come un pilota di Formula Uno impazzito, tentando forse in maniera puerile di spiegare al mio cliente che improvvisamente la cavolata si è trasformata in una cosa seria, come a dire "Houston Houston abbiamo un problema..." D'accordo non sono un genio come venditrice di me stessa, e il mio cliente non doveva essere una persona molto spiritosa quando si toccava il suo portafoglio e non il mio, per cui quando l'ho risentito al telefono era molto arrabbiato e ha tagliato corto, asserendo il proprio improvviso disinteresse e l'intenzione di arrangiarsi da solo. Bene, buon lavoro. Tempo dopo, per curiosità, decido di verificare il suo lavoro autonomo, in solitaria, la sua personale masturbazione mediatica e scopro nella homepage una bellissima signorina animata, con le poppe al vento e i labbroni a canotto, che strizza l'occhio al visitatore mentre sculetta il benvenuto. Ero tentata di mandare una mail di congratulazioni, un sito che traspira serietà e professionalità, quel che ci vuole per una ditta di geometri, e chi avrebbe potuto fare di meglio?

venerdì 5 novembre 2010

Torta di mele per giovani disposti a tutto

Dovrei essere in cucina a preparare una deliziosa torta di mele per il compleanno del mio amore e invece non posso trattenermi dal segnalare questo meraviglioso sito che ho appena scoperto. A parte che non sono ancora riuscita a capire se si tratti di un'azienda o semplicemente di una trovata pubblicitaria legata al guerrilla marketing. Sembra comunque che abbiano tapezzato la nostra bella capitale con slogan tipo "Gruppo informatico cerca giovani laureati con il massimo dei voti e il minimo della dignità" oppure "Gruppo finanziario cerca laureati con MBA, disponibili a fare il caffé e dog-sitting al proprio capo" e altre spiritosaggini che potete sfogliare agghiacciati anche nella gallery di Repubblica.it. Poi non capisco se il servizio di dog sitting riguardi il cane del capo o il capo stesso, comunque non è importante (e diciamolo pure che se fosse solo una questione di dogsitting la farei anch'io volentieri, per il cane ovviamente).
Ora, io posso comprendere quanto sia difficile farsi notare al giorno d'oggi con un'efficace pubblicità, me ne rendo conto soprattutto dopo aver sostenuto un sondaggio telefonico un paio di settimane fa durante il quale mi chiedevano quanto ricordassi di alcuni spot di marche famose (la signora al telefono ridacchiava insieme a me quando le demolivo quelle con Gerry Scotti). Tra l'altro devo dire, da creativa, che spesso si pecca di mancanza di originalità e abbondanza di idiozia, e penso a quello spot in cui una voce allegra e scanzonata descrive una bimbetta insopportabile con le solite treccine (mi pare, forse erano codine, comunque sempre con la sindrome da Candy Candy o Shirley Temple) "con la fissa degli animali", in cui poi si vede la piccola nel pieno del suo solare entusiasmo intenta a tormentare un nido di uccellini (tralascio i dettagli). Mi stupisco tra l'altro che la Lipu non sia intervenuta ammonendo i telespettatori a non permettere ai propri figli di fare altrettanto se non vogliamo sterminare intere nidiate di volatili, oltre che ridurre delle creature indifese e molto fragili a dei meri oggettini vittime dei capricci della stronzetta di 4 anni di turno.
Trovo quindi davvero deprimente, oltre che offensivo, rivolgersi a quella che dovrebbe essere la futura classe dirigente con frasi come quelle citate sopra. Si lanciano appelli a laureati, giovani qualificati come fossero solamente pezzenti degni di antiche navi negriere. Si svela in un batter d'occhio quanto il talento, la bravura, gli anni di studio possano esser tranquillamente vomitati nel primo cesso pubblico a disposizione, perché basta esser dei lecchini pronti a qualsiasi umiliazione per poter aspirare ad un futuro (quale non ci è dato ancora di sapere). Mi salta subito all'occhio il paragone con le ultime notizie che riguardano il nostro premier, lui sì "con la fissa per le donne", anzi per le ragazzine. Giovani donne che, pur avendo forse delle qualità o delle aspirazioni particolari, hanno già capito ad una età imbarazzante che per emergere e fare i soldi (poi tutto si risolve in quello) le qualità bisogna dimenticarsele (ovviamente tranne quelle fisiche). Siamo sempre lì, la mobilità sociale in Italia è possibile solo vendendosi, sacrificando la dignità e il rispetto per se stessi, finendo abbracciate al politico o al personaggio di maggior spicco, e vale sia per le donne che per gli uomini anche se talvolta su strade diverse. Viva la società di schiavi!

Forse al prossimo colloquio di lavoro invece del curriculum dovrò rassegnarmi a mandare un paio di foto delle mie tette. Con allegato, in fondo, scritto in piccolo, il mio curriculum pro forma (no non lo farò mai, tranquilli).

PS: mi si è bruciato il ripieno della torta, ma porca...

martedì 2 novembre 2010

La regina dei favori

Anche se risulto ormai ufficialmente senza lavoro, è incredibile in realtà quanto sia occupata. Sì perché anch'io sono un po' come il protagonista del romanzo francese Diario di un cazzeggiatore, che non ho ancora letto ma mi riservo di farlo a questo punto. Non si sa mai che non trovi ispirazione per aprire la mia attività di consulente. E' incredibile anche per me constatare, giorno dopo giorno, quanto sia subissata dalle richieste di favori e consigli da parte di chiunque mi conosca, familiari compresi, senza imbarazzo e senza pudori, io sono a disposizione di tutti, for free.
Se al mio vicino di casa si rompe la scheda madre del pc, chiama me.
Se una mia amica ha il cuore in frantumi per l'ultimo lover bastardo, chiama me.
Se mia suocera trova il gatto del vicinato con una zampetta rotta, chiama me.
Se il mio amico ha la ditta che sta per chiudere i battenti e improvvisamente pensa di rilanciarla con un sito web, chiama me.
Se mio padre non riesce più a stampare gli articoli de Il Manifesto online perché non ha ancora capito che bisogna collegare la stampante alla presa di corrente, chiama me.
Se l'amica della mia amica sta per essere cacciata dall'ufficio a pedate, chiama me.
Non importa se io me ne intenda o meno, la gente pretende che io lo sappia. Non sono un tecnico informatico ma solo una grafica, ma se provo a spiegarlo qualcuno mi guarda storto, come fossi o un'incapace (implicitamente giustificando la mia disoccupazione), o come stessi bluffando. Se non riesco a fare molto per il gattino, d'altronde sono solo un'amante degli animali ma purtroppo non Ace Ventura né un veterinario, i miei suoceri mi accusano di imperizia e disorganizzazione.
Certe volte mi complimento con me stessa per il servizio sociale che offro, che praticamente ingloba quasi la totalità dello scibile quotidiano. Peccato che io viva perennemente nella merda, ma questo a nessuno frega molto. Io non trovo quasi nessuno da chiamare quando ho un problema, mi appello allora a me stessa ma devo dire che gli auto-consigli mi riescono davvero male. Quando mi sono ritrovata senza uno straccio di lavoro dal giorno alla notte, ho pensato bene di mandare un'illuminante mail a tutti gli indirizzi che avevo in rubrica spiegando la situazione, convinta che qualcuno avrebbe almeno tentato di aiutarmi. Invece ho letto risposte di formale solidarietà e nulla più, come se ricevessi una lettera dal mio lontano cugino di quarto grado in Australia che piange la rottura della relazione con la sua amante, e io non potessi fare altro che inviare il mio più profondo cordoglio e nulla più, magari con un certo distacco pensando alla povera moglie (e sapendo che finirà per consolarsi tra le sue braccia). Ecco, il tono era più o meno quello. Ho percepito anche una sfumatura di incredulità dalle persone a cui avevo mandato la mail e che poi ho rivisto, come se covassero il dubbio che anche quella fosse una delle mie battute di spirito. Poi il tempo deve aver operato una strana magia sulle loro menti, e tutte erano più o meno sicure che me la cavessi piuttosto bene, alcune addirittura credevano (e credono) che io abbia avviato una florida attività, perché "mi vedono il tipo", dicono. Quest'estate, in una soleggiata e deserta mattinata di luglio, mi sono ritrovata su un rovente marciapede, all'ombra dell'insegna di un bar sgangherato, con la sigaretta in mano e con una ragazza da consolare che conoscevo appena, incontrata ad una festa qualche mese prima, che aveva aperto uno studio con un'amica e a cui gli affari stavano andando uno schifo. Mentre ero lì di fronte a lei, non potevo crederci. Dispensavo consigli e sostegno, come fossi stata una strafica navigata, e ai suoi occhi lo ero davvero ma dentro di me mi sentivo solo una sfigata senza un soldo con un briciolo di umanità che mi permetteva di raccogliere le sue preoccupazioni e le sue lacrime a stento trattenute tra le ciglia.
Giocare a fare i forti non conviene, soprattutto quando spesso si è a pezzi.