martedì 2 novembre 2010

La regina dei favori

Anche se risulto ormai ufficialmente senza lavoro, è incredibile in realtà quanto sia occupata. Sì perché anch'io sono un po' come il protagonista del romanzo francese Diario di un cazzeggiatore, che non ho ancora letto ma mi riservo di farlo a questo punto. Non si sa mai che non trovi ispirazione per aprire la mia attività di consulente. E' incredibile anche per me constatare, giorno dopo giorno, quanto sia subissata dalle richieste di favori e consigli da parte di chiunque mi conosca, familiari compresi, senza imbarazzo e senza pudori, io sono a disposizione di tutti, for free.
Se al mio vicino di casa si rompe la scheda madre del pc, chiama me.
Se una mia amica ha il cuore in frantumi per l'ultimo lover bastardo, chiama me.
Se mia suocera trova il gatto del vicinato con una zampetta rotta, chiama me.
Se il mio amico ha la ditta che sta per chiudere i battenti e improvvisamente pensa di rilanciarla con un sito web, chiama me.
Se mio padre non riesce più a stampare gli articoli de Il Manifesto online perché non ha ancora capito che bisogna collegare la stampante alla presa di corrente, chiama me.
Se l'amica della mia amica sta per essere cacciata dall'ufficio a pedate, chiama me.
Non importa se io me ne intenda o meno, la gente pretende che io lo sappia. Non sono un tecnico informatico ma solo una grafica, ma se provo a spiegarlo qualcuno mi guarda storto, come fossi o un'incapace (implicitamente giustificando la mia disoccupazione), o come stessi bluffando. Se non riesco a fare molto per il gattino, d'altronde sono solo un'amante degli animali ma purtroppo non Ace Ventura né un veterinario, i miei suoceri mi accusano di imperizia e disorganizzazione.
Certe volte mi complimento con me stessa per il servizio sociale che offro, che praticamente ingloba quasi la totalità dello scibile quotidiano. Peccato che io viva perennemente nella merda, ma questo a nessuno frega molto. Io non trovo quasi nessuno da chiamare quando ho un problema, mi appello allora a me stessa ma devo dire che gli auto-consigli mi riescono davvero male. Quando mi sono ritrovata senza uno straccio di lavoro dal giorno alla notte, ho pensato bene di mandare un'illuminante mail a tutti gli indirizzi che avevo in rubrica spiegando la situazione, convinta che qualcuno avrebbe almeno tentato di aiutarmi. Invece ho letto risposte di formale solidarietà e nulla più, come se ricevessi una lettera dal mio lontano cugino di quarto grado in Australia che piange la rottura della relazione con la sua amante, e io non potessi fare altro che inviare il mio più profondo cordoglio e nulla più, magari con un certo distacco pensando alla povera moglie (e sapendo che finirà per consolarsi tra le sue braccia). Ecco, il tono era più o meno quello. Ho percepito anche una sfumatura di incredulità dalle persone a cui avevo mandato la mail e che poi ho rivisto, come se covassero il dubbio che anche quella fosse una delle mie battute di spirito. Poi il tempo deve aver operato una strana magia sulle loro menti, e tutte erano più o meno sicure che me la cavessi piuttosto bene, alcune addirittura credevano (e credono) che io abbia avviato una florida attività, perché "mi vedono il tipo", dicono. Quest'estate, in una soleggiata e deserta mattinata di luglio, mi sono ritrovata su un rovente marciapede, all'ombra dell'insegna di un bar sgangherato, con la sigaretta in mano e con una ragazza da consolare che conoscevo appena, incontrata ad una festa qualche mese prima, che aveva aperto uno studio con un'amica e a cui gli affari stavano andando uno schifo. Mentre ero lì di fronte a lei, non potevo crederci. Dispensavo consigli e sostegno, come fossi stata una strafica navigata, e ai suoi occhi lo ero davvero ma dentro di me mi sentivo solo una sfigata senza un soldo con un briciolo di umanità che mi permetteva di raccogliere le sue preoccupazioni e le sue lacrime a stento trattenute tra le ciglia.
Giocare a fare i forti non conviene, soprattutto quando spesso si è a pezzi.

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