Lo sapevo, prima o poi qualcuno doveva dirla, la verità: è tutta colpa dei disoccupati se non hanno lavoro in un paese così florido come l'Italia! Hanno sbagliato loro, sporcaccioni, ad impelagarsi con lavori qualificati, in cui come minimo ci vuole la laurea.
Così tuonano gli articoli di diverse testate, come questo, sottolineando quanto lavoro ci sarebbe se solo ci si sforzasse di essere più umili e si accettassero finalmente lavori artigianali come il falegname, il panettiere, il gelataio e così via. Insomma pare che i famosi dati sull'occupazione, che negli ultimi tempi hanno scattato una fotografia leggermente più realistica del nostro paese (sicuramente a causa di qualche maledetto sinistroide facinoroso), avvicinandosi pericolosamente al vero, abbiano innescato l'allarme. E allora improvvisamente spuntano altri dati, questa volta a firma della Confartigianato, che denuncia una miriade di posti (ora non ho manco voglia di andare a guardare con esattezza i numeri) rimasti scoperti, colloqui di lavoro andati deserti, piccole medie imprese artigiane in cui regna un angosciante silenzio per la mancanza di dipendenti, e tutto questo per i soliti quattro fannulloni italiani che non han voglia di rimboccarsi le maniche ma son solo capaci di piangere tra le braccia di mammà. Nessuno vuol più fare questi lavori, ma com'è possibile? Si chiedono tutti, sgomenti, quando ci hanno rotto le palle fino a ieri con i dati sui laureati in Italia, e ci hanno accusato di essere all'ultimo posto in Europa. Com'è possibile che tutti si siano catapultati tra le file degli atenei, dei dottorati, dei master quando il posto di panettiere ce l'avevano sotto casa? Come mai non si riesce ad esser più umili, meno ambiziosi e ad accettare la realtà dei fatti, che fare il marmista o il falegname è una gran bella cosa? Sarà, ma come la mettiamo con tutte le esigenze, i bisogni, finti o meno, i mutui, le rate che ci hanno convinto attanagliarci per tutta la vita? Vogliamo avere la casa, due cellulari, il computer, Sky, il palmare, un bel Suv utilissimo a Milano, il navigatore, la Tv al plasma, l'Ipod e tanti altri bla bla bla. E qualcuno ci crederebbe se gli dicessimo che sfornando due babà e tre pizzette riuscirebbe a cacciar fuori i soldi per tutto questo, magari anche con due bimbetti da sfamare? In effetti sì, è vero, anch'io spesso mi sono sorpresa ad invidiare il caldaista, ad esempio, che l'altro anno ha voluto stroncare con la sua fattura ogni nostra aspirazione vacanziera, l'idraulico, che anni fa per ripararci una manopola con mezz'ora di lavoro ha preteso quasi la metà del mio stipendio (e da allora ci teniamo il bidè rotto, tanto ne abbiamo un altro e speriamo che quello regga). Non mi sembra tanto facile (scusate il disfattismo) per me, ora come ora, diventare idraulico o caldaista e per la verità non conosco bene neppure il percorso da intraprendere, posso solo immaginarlo, per non parlare dei miei già falliti tentativi di cambiare lavoro. L'infermiere? ma sono tre anni di studi, se tutto va bene. Il cuoco? ma conosco diverse persone a spasso e che da anni non trovano lavoro, a dispetto dei dati di Confartigianato. Il muratore o l'estetista? Stesso discorso, conosco anzi molte persone che invece sono costrette a lavorare in nero, ecco perché forse qualcuno si è confuso al momento di stilare i dati.
Meno male che Guerrini, Presidente di Confartigianato, ci fa un favore e tenta di essere più obiettivo in questa intervista, sbattendoci in faccia la realtà: è inutile studiare e specializzarsi in un lavoro intellettuale se non vuoi rimanere disoccupato fino alla pensione (che tanto non avrai mai), meglio puntare su un dignitosissimo lavoro manuale (fa presto a parlare lui, che a manipolare i bigliettoni deve avere una certa dimestichezza). Poi vacilla verso la fine, accostando la disoccupazione giovanile al pericolo delle organizzazioni criminali, che sa un po' troppo di fiction Rai con don Matteo.
Ora vado a rileggermi la classifica dei mestieri snobbati, perché sotto sotto temo di vedere anche il mio...
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