(Ovvero quando il volontariato fa male)
Il mio primo ricordo non so esattamente a quando risale ma so cosa ritrae: l'ombra sfuocata del canarino di mia nonna dietro le tristi sbarre della sua gabbietta. Una fotografia annerita e sbiadita di ciò che in una mente infantile suscitava tanto stupore e meraviglia ed un'innata attrazione. Ho sempre amato gli animali con tutta me stessa. Il migliore amico che ho avuto dall'infanzia all'adolescenza è stato un cane, e non perché fossi sola ma perché nessuna persona è stata davvero amica quanto lui. Non c'è niente di più vero di quello che diceva Gandhi, " La vita è sacra in ogni sua forma" . Ora potrei scrivere volumi interi sull'argomento, ma in realtà è solo l'espediente per parlare del Volontariato.
Il volontariato nel campo animalista è di quasi totale appannaggio femminile, nella mia esperienza locale (e non solo, per la verità). Sì è vero, ogni tanto spunta qualche uomo fantasma e io l'ho visto. Ma i posti di comando sono esclusivamente detenuti da donne (a differenza di quanto avviene in tutti gli altri campi), donne lavoratrici, donne mantenute, donne madri, donne sposate, donne single, per ora tralasciamo le motivazioni. In questi ultimi due anni di disoccupazione con qualche intermezzo lavorativo (sempre catastrofico) mi sono finalmente accostata a questo mondo e posso dire di averlo conosciuto abbastanza bene. All'inizio è stato rose e fiori, soprattutto grazie al contatto con gli animali. Poi è arrivato il rapporto con gli esseri umani. In realtà il volontariato animalista, nonostante quello che può sembrare a chi non lo conosce, è un lavoro a tutti gli effetti e risponde ad una certa gerarchia che assomiglia molto a quella aziendale (povera me). D'altronde è perseguito da umani che evidentemente seguono degli schemi mentali ben precisi, che potremmo anche chiamare istinti sociali. Ho conosciuto delle persone fantastiche, che stimo ed ammiro, così come le solite teste di c***o. A livello cittadino c'è una più o meno modesta associazione che opera con un paio di canili, capeggiata ovviamente da una donna, che chiameremo la signora K., un personaggio forte e carismatico. Ha una presenza fisica notevole nonostante i suoi 50 anni passati, con i capelli ricci e corvini e uno sguardo ammaliante, dei lineamenti a metà tra una zingara e una sudamericana, una pelle ambrata con appena qualche accenno di rughe, insomma davvero una bella donna. Peccato che sia una pazza scatenata. La affianca una persona più giovane, la signorina Cuccicucci, nome ora inventato per i suoi modi forzatamente gentili e melensi e gli epiteti che distribuisce con una certa generosità, tipo "amore", "stellina" "tesoro" "dolcezza" "pupilla dei miei occhi" "caramellina" e via dicendo. Guai a farsi ingannare dalle apparenze però, è una vera iena. Dopo qualche tempo di collaborazione con loro, chiunque sarebbe in grado di sopportare gli stressanti ritmi di un broker di Wall Street, a riconferma che il lavoro e la cooperazione tra donne si distingue molto spesso dalle medesime caratteristiche già accenate qui. Nel volontariato le cose forse vanno leggermente peggio, perché la posta in gioco è molto alta (la vita degli animali) e le confidenze sono maggiori, proprio perché c'è un ideale che ci accomuna. La signora K. e la signorina Cuccicucci hanno il monopolio del volontariato dell'intera città. Non c'è cane o gatto in difficoltà che non passi prima di tutto al loro tavolo di comando.
Questo per loro è ancora troppo poco. Se qualcun altro si intromette e vuole dare una mano, e magari sciaguratemente passa all'azione senza chiedere loro il benestare, scatta la guerra. Non c'è ideale o principio che tenga, questo povero qualcuno verrà schedato col nome di merda, accusato dei crimini più orrendi e quasi sicuramente coperto d'insulti. Questa bella esperienza è capitata ovviamente anche a me, oltre che ad altre amiche volontarie, che però hanno stretto i denti e hanno continuato. Fatta come sono, dopo qualche telefonata delirante della signora K. a base di improperi mitragliati senza interruzione e spinti ben oltre la barriera del suono, e dopo qualche sconcertante scambio di opinioni (molto più pacato però) con la signorina Cuccicucci (più astuta e diplomatica), ho deciso di tagliare i rapporti con queste due disturbate figure femminili. Per la verità la Cuccicucci ogni tanto la sento ancora, ma diciamo che ne ho preso le distanze e so bene quanto lei ci tenga a mantenere buoni i nostri rapporti.
La mia profonda delusione rimane, così come l'incredulità. Non riesco ancora a capire come, quando bisognerebbe essere uniti su un fronte comune, alleati per la salvezza e il benessere degli animali (che costituiscono la ragione di vita di tante volontarie), sentimenti meschini e squallidi possano prendere il sopravvento. E non comprendo neppure per quale ragione sia necessario crearsi dei problemi e costruire ostilità in un ambiente che dovrebbe essere profuso invece da sentimenti di solidarietà e collaborazione. La signora K. e la signorina Cuccicucci non solo vogliono gestire la situazione impartendo gli ordini, ma vogliono essere le uniche a farlo in tutta la città, ecco il grande problema. Sono anche riuscite in un'impresa medievale, quella di costruire alte mura intorno alla città, una specie di barriera virtuale attraverso cui nessun animale dei rifugi può entrare o uscire senza il loro controllo, con dubbi benefici. E' naturale che nessuna delle due, belle comode ai posti di comando, si sporchi mai le mani nei canili, eppure vogliono apparire solo loro (in particolare la signora K.) negli articoli di giornale in cui si parla di animali e problematiche connesse. Tutti gli altri, che siano altre associazioni o privati, sono da perseguitare (una volontaria, l'estate passata, stava addirittura per denunciare la singora K. per stalking). Mi sembra che non ci si limiti solo al vero e profondo amore per gli animali, quanto anche a sfogare il proprio egocentrismo e la fame di potere (e forse qualche bella frustrazione). Poi è vero che molti animali hanno trovato una famiglia grazie alle due pazze ma è altrettanto vero che hanno accumulato una marea di cazzate (di cui di solito scaricano la colpa sugli altri) e hanno allontanato persone molto valide. Per non parlare dell'ombra lunga che gettano sul volontariato e sugli animalisti.
Crolla miseramente la speranza che le donne che comandano possano essere migliori degli uomini, anche se l'impegno è sempre al 100% ma le energie vengono spesso disperse su diversi fronti. Purtroppo poi sia uomini che donne finiscono per essere vittime della parte peggiore di se stessi.
Io intanto continuo il volontariato, con un'associazione fuori città invisa alla signora K. (alla faccia sua!)

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