Forse vendiamo casa.
Mi sono persuasa a scrivere questo post dopo aver letto blog inquietanti le cui tematiche mi hanno lasciato il gusto in bocca di una suola di scarpe consumata della nonna. Lo so che non dovrei giudicare gli altri, ognuno giustamente scrive quello che vuole, e ci mancherebbe. Ma quando leggo di fanatici egocentrici che si spacciano per artisti disinibiti e cullati dal loro successo e dalla loro fama, e che non trovano altro di meglio da scrivere se non distribuire consigli su come sterminare altre speci viventi considerate inutili e schifose, be', mi incazzo. Allora scorro i commenti, col fare pacifico di chi sa che prima o poi una mente sensata farà capolino tra tutta quella selva di avatar idioti, e invece trovo solo entusiastici plausi. Tutta una banda di hitleriani convinti insomma. E perché io non dovrei parlare di innocue novità degli ultimi giorni, a questo punto?
Dunque lo ribadisco, forse si vende. E' l'avventura che abbiamo in mente per i nostri prossimi giorni. E' una scelta che stiamo covando già da un po', per la verità, ma che si sta consolidando solo ora. Partono i sogni, sparati con forza dal kalashnikov della mia testa. La fantasia danza in pireottanti immagini colorate davanti ai miei occhi: case tanto agognate con fantastici giardini in cui già vedo il mio cane correre felice con la pallina in bocca mentre noi adagiati sull'amaca sorseggiamo una limonata sotto il portico. Ogni tanto si infrange su qualche buia diapositiva che profetizza disastri e altre fastidiose calamità, ma poi resuscita, più salda di prima. E' una casa strana, questa. Ci siamo entrati con la solita illusione giovanile che diceva "Tanto è solo una parentesi, un momentaneo rifugio" ma che alla fine è durato circa sette anni, un tempo biblico. E' un luogo odiato ed amato, una libertà e una palla al piede. Odiato perché ci ha procurato tante seccatura, tante energie sprecate alle assemblee condominiali dove vecchi bavosi pretendevano di strapparci i fondi delle nostre vacanze per banali e inutili lavori comuni. Amata perché è bellissima, ed è mia. E' la prima volta che lo ammetto, e lo faccio adesso che mi sto preparando al suo abbandono. Evito lunghe e fiabesche descrizioni da agenzia immobiliare. Passo ai miei contatti con l'agente, un tipo dell'età di mio marito, amichevole (ovviamente...) e altrettanto ovviamente disponibile (a tutto quasi). Pochi giorni fa lo incontro nel suo studio dove vuole parlarmi del prezzo che mi consiglia per l'eventuale vendita. Parliamo, ragioniamo insieme e per un casuale malinteso emerge che lui..ehm..già...(assume un'espressione confidenziale e un po' da Sherlock Holmes) è un gran drittone e ha capito che mio marito non lavora. Io sgrano gli occhi, ci dev'essere qualche attimo in cui le mie labbra si atrofizzano, le pupille si fissano sul vuoto della parete, e riesco solo a dire "Mah...è...no, non proprio..." ma lui, prontamente, da bravo venditore che sa il fatto suo, ormai ben cimentato in psicologia dei clienti, socchiude le palpebre e con un sorriso paterno muove lentamente il capo, come a dire: "Non serve biascicare una scusa, non lo dirò a nessuno, può succedere, stai tranquilla, sono come il tuo avvocato, il tuo sacerdote, il tuo psicanalista..." Quindi si crea questa simpatica farsa, probabilmente dovuta alla visita che ci aveva fatto per la valutazione dell'appartamento (io ero sopraggiunta dopo, mio marito l'aveva accolto con i suoi modi rilassati da pantofolaio, libro di studio in mano, fare da gran chiacchierone che non ha un problema al mondo, arrivo io trafelata per il ritardo, e comincio a pontificare con aria decisa su ogni metro quadro). Così io sono la manager, lui il gran cazzeggione. Glielo racconto e scoppiamo a ridere, e la farsa continua. Confido al mio bravo agente che vogliamo comprare una casa indipendente, con un bel giardino, possibilmente in mezzo alla natura (e questo è tutto vero) e lui si sente in dovere di consigliarci, e allora mi guarda, alza di poco le mani al cielo e mi fa: "Ma almeno un contributo dal tuo compagno, qualche soldino..." Lo correggo che siamo sposati, è colpitissimo, sento la sua vocina interna che si chiede come può una donna, al giorno d'oggi, accollarsi un uomo da mantenere?? Magari immagina le promesse prima del matrimonio, quando mi illudeva che studiando avrebbe trovato un buon posto in banca. Devo sembrargli la classica buona samaritana, con un certo gruzzoletto faticosamente risparmiato nonostante il sanguisuga in casa, con la testa sulle spalle, gravida di responsabilità, che si accolla questo giovanotto simpatico, furbetto e spiantato. Un buono a nulla. E io, generosa nella mia infinita magnanimità, rispondo di no, mio marito lasciamolo stare. Lui mi guarda con commiserazione, come un prete di campagna guarda la madre disperata del monello di turno, e sembra rassegnarsi.
Oggi ho un nuovo incontro con lui, per ulteriori chiarimenti. Ovviamente a fine giornata, dopo il lavoro.
Questa è veramente una perla. Ma com'è che capitano tutte a te?
RispondiElimina;)non lo so, ho un talento naturale...
RispondiEliminaScusa ma sei matta a mantenerti un uomo. Te lo dico per esperienza. diventano frustrati, alzano la voce e ti fanno le corna. Contenta te...
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