martedì 8 febbraio 2011

Wonderwomen

Non so se solo io l'ho notato, ma le donne in genere sono fenomenali. Si sobbarcano di mille cose da fare e le fanno, tutte in modo eccezionale ed ineccepibile. Si impegnano fino in fondo nelle responsabilità e nei compiti che vengono assegnati o che si auto infliggono. Scopro ogni giorno wonderwomen con figli e mariti capricciosi ed esigenti che riescono a fronteggiare imprevisti domestici e a trionfare su quelli professionali. Sanno fare tutto. Impressionante. Leggo ogni tanto (e mi ritraggo per pudore) di mamme blogger bolognesi o addirittura milanesi che cucinano manicaretti, crescono col sudore nidiate di figli, accolgono un marito scipito (perché non ne parlano mai come compagno di vita) che torna dal lavoro in una casa totalmente e perfettamente in ordine. E, non ultimo, guadagnano uno stipendio decoroso. Spesso sento strillare slogan, in televisione o nei giornali, che tentano di convertire goffamente le donne (e che trovo molto offensivi, ma questo è un altro discorso). Suggerimenti tipo: "Per una volta, metti in un angolo la scopa e fatti bella per una romantica cena fuori..." (il tutto contornato da panciuti cuoricini fucsia), oppure: "Non diventare matta nella lotta contro la polvere: per una volta fatti regalare un trattamento rassodante, il tuo lui ne sarà più contento..." Potrebbero essere segni inequivocabili, questi, che donne simili esistono, che non sono solo il frutto di qualche neo mamma che tenta di pavoneggiarsi con le altre nel suo blog facendo credere di avere ricevuto in dono una giornata interminabile di 50 ore, alla faccia delle sfigate che rimangono stazionarie sulle 24. L'ultimo slogan l'ha trovato mio marito, in una pubblicità per San Valentino (risate a crepapelle seguite da sdegno).
Di fronte a tutto questo io mi sento un uomo. Mi sento vicina a certi amici uomini che a quasi 40 anni barcollano tra fallimenti professionali, inquietudini personali, angosce esistenziali, disastri sentimentali e quasi tutti sono disoccupati o sarebbe meglio che lo fossero (forse avrebbero più garanzie). C'è da dire che quando lavoravo a tempo pieno non osavo alzare un dito in casa, lavoravo quasi il doppio delle ore che lavorava lui (con uno stipendio inferiore, porcaccia la miseria). Ora ovviamente la musica è cambiata, ma non sono una brava donna di casa, neppure per sbaglio. La parola casalinga mi fa vomitare. Ogni volta che mi ricordo o mi sento in vena di aspirapolverare la casa (come adesso) sono colta da un raptus creativo e vengo fagocitata da ore e ore al computer, senza rendermene conto, oppure coincide col momento più proficuo per fare una lunga e sana passeggiata col mio cane, o è proprio la giornata in cui ho il turno fisso al rifugio. Le volte che invece mi impongo di farlo, e sviscerando parole turpi e irripetibili pulisco rabbiosamente e meticolosamente la casa, vengo stroncata da un qualche misterioso colpo della strega o attacco di appendicite che poi fortunatamente si rivela un falso allarme. Insomma faccio una gran fatica. Poi ammetto senza grossi imbarazzi di non essere una maniaca dell'ordine e della pulizia e di non essere l'unica dalle mie parti. Certe volte mi è capitato di entrare in casa di persone che si gettavano misteriosamente ai miei piedi, ma non perché d'improvviso mi fossi trasformata nella madonna, semplicemente per offrirmi un paio di logore ciabatte ed evitare che sporcassi o rigassi il prezioso parquet coi miei pericolosissimi tacchi.
L'altro giorno mio marito mi ha spiazzato: gli annuncio il grande evento della pulizia domestica, reiterato in pochi giorni per alcune occasioni speciali e lui esclama, sorpreso e preoccupato: "Anche oggi?Addirittura...ma non stai esagerando??...". Ci sono rimasta quasi male. E ho temuto una metamorfosi in una agguerrita e sfegatata adoratrice del parquet in salotto.
La sera, proprio poco prima di andare a letto, mi sovviene improvvisamente lavandomi i denti di aver dimenticato la lavatrice ancora piena dei panni lavati da almeno 12 ore (e già mi complimento per essermi ricordata di caricarla). Non mi passano per la testa gesti consueti in tutte le altre case, come rifare il letto, e probabilmente altre cose che infatti ora non saprei elencare. Cucinare però mi piace, perché spesso mi invento le ricette e adoro cambiare menu ogni giorno. Quando lavoravo avevamo una pulitrice e stiratrice saltuaria, che poco prima che io rimanessi senza lavoro fortunatamente si era licenziata (non perché non ne poteva più di noi, ma perché aveva trovato un buon posto di lavoro in un albergo). La sera prima del suo arrivo s'innescava una battaglia qui da me per renderle la casa un minimo presentabile, per rispetto verso il suo lavoro infernale. Percepivo di essere un'aliena ai suoi occhi e infatti teneva molto in considerazione (o forse commiserazione?) mio marito, tanto da stirare solo le camicie sue e non le mie (cosa che m' irritava sempre un po').
Spesso vengo colta da atroci sensi di colpa. Vorrei fare molto di più. Non che invidi le wonderwomen, so perfettamente che al posto loro finirei per sgozzare qualcuno, il primo che mi capita a tiro, e per tanti versi non le capisco. Mio marito ieri sera a letto mi fa: "Sforzati di accettarti per come sei." Mi ha molto rasserenato.
Adesso che mi ricordo (e mi sto rassegnando a quello che sono) credo che cercherò di fare pulizia. Sperando che niente si frapponga di colpo tra me e quella maledetta aspirapolvere.

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