Ormai ci sono poche vie di mezzo o equilibrate sfumature. Tranne quel solito gruppetto di uomini in carriera già apparso in Uomini che lavorano (chi più, chi meno) - 1, che effettivamente si può considerare esiguo, il restante esercito di amici e conoscenti di sesso maschile mi conforta sempre (anche se trovo difficile parlarne in modo esaustivo in un solo post). C'è poco cosa fare, se coi fanatici carrieristi mi sembra di parlare con un alieno appena sbarcato da Giove (e neppure da Marte, per quanto sono lontani da me), dediti solo ai loro successi e completamente privi di curiosità e informazione, tanto da non aver ancora capito che tipo di lavoro sarebbe il mio o non aver ancora compreso come il loro amico da decenni (mio marito) abbia potuto intraprendere una carriera senza prospettive reali di cieco arricchimento frenetico e sfrontato, col secondo gruppo mi sento a casa. Almeno gli argomenti di conversazione si sprecano. Non è difficile parlare di attualità, scambiarsi punti di vista anche divergenti senza rischiare di imbattersi in visi increduli e un po' imbecilli, raccontarsi episodi comici o parlare semplicemente di cinema o di animali. La crisi economica almeno sanno cos'è. Sanno che c'è. Credetemi che i primi, se per una pura casualità si ritrovano a parlarne, hanno lo stesso piglio di chi parla dell'omicidio di JFK nel lontano '63. Lo stesso distacco e perplessità, sarà stato davvero Oswald? Vabbè, con qualcuno di loro talvolta mi trovo bene. Uno in particolare ha conservato un pizzico di intelligenza e senso critico, anche se purtroppo la situazione degenera drasticamente quando si parla di conflitti mondiali: lui è un convinto guerrafondaio, guai a dissentire, anche se non ha mai fatto neppure un giorno nell'esercito. Ma gli uomini sono fatti così, lo sa bene sua moglie che infatti è una persona in gamba.
Così ultimamente, nel vasto e profondo mare degli uomini che arrancano barbaramente nel lavoro, conto un nuovo membro da poco disoccupato, certo però di poter fare tutto ma poi in concreto passa da un licenziamento all'altro, un altro che ogni anno si cimenta in un sempre nuovo corso professionale (che poi di professionale ha ben poco visto che lui rimane senza lavoro), un altro ancora che con due lauree ancora non ha capito quale strada faccia per lui, un amico che finalmente, dopo anni, ha conquistato un contratto statale per la vita ma non è contento e vive in perenne crisi con se stesso e con la sua privata sfera sessuale con cui non ha mai fatto i conti, due che vivono beatamente alle spalle della moglie che si ammazza di lavoro, un altro che ha chiuso la ditta dopo un pauroso accumulo di debiti e si è gettato nell'allevamento di cani, mestiere molto più dispendioso del primo ma soprattutto molto più ricco di sconfitte e fallimenti. Ah sì, immancabile, quello che barcolla nel precariato senza fine della scuola. Questa bella pappardella è tanto per citarne alcuni, quelli che frequento di più. Ora si è aggiunto un nuovo membro, il trentenne che si rifiuta di lavorare in attesa del licenziamento ma che ha astutamente trovato la gallina dalle uova d'oro, una cinquantenne distrutta dalle crisi depressive ma con una bella villa degna di un magnate della Brianza. Per la verità la sua storia professionale è oscura, forse sono stata avventata nel dire che rifiuta il lavoro, fatto sta che dal suo discorso è emerso un mondo di permessi per malattia da far invidia al Malato Immaginario di Molière. Quindi ora la sua vita sonnecchia nell'attesa del licenziamento ufficiale, per poi impugnarlo davanti ad un giudice. Stare a casa da un anno, però, gli pesa. Me lo confessa da dietro i suoi occhialoni scuri che vorrebbe gli conferissero un'aria fascinosa stile Top Gun, mentre guida sicuro e spavaldo la sua bella Marcedes. Fisicamente sembra avere la forza di un toro, alto e robusto, caratteristica che probabilmente non è passata inosservata alla cinquantenne depressa che ora lo culla in casa, anzi nel villone. Ho conosciuto questo personaggio ambiguo una mattina e già nel pomeriggio mi ritrovo una sua richiesta di amicizia su Facebook, messaggi privati e in chat, segno forse che non solo la vita casalinga gli pesa. Sono stata costretta a passare offline alla velocità della luce.
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